Capanna Milano

Autore: Giancelso Agazzi

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Il Rifugio 5° Alpini, storico rifugio appartenente alle Sezione del CAI di Milano e uno dei pilastri dell’alpinismo nel gruppo Ortles-Cevedale, sorge su un balcone roccioso della ripida valle del Rio Maré, nell’Alta Val Zebrù, nei pressi del ghiacciaio posto ai piedi del Gran Zebrù, nel cuore delle Alpi Retiche. Situato a 2.877 metri nel cuore della Val Zebrù, la sua storia si intreccia in modo assai affascinante tra l’esplorazione alpinistica d’altri tempi e le vicende belliche.

La si raggiunge in circa due ore dalla Baita del Pastore. Da questa si sale per un’erta mulattiera in direzione Nord-Ovest, allontanandosi dalla valle del Rin Maré e, attraversando ameni pascoli, si giunge a una valletta che sale fino alla sommità. Attraverso detriti morenici e sfasciumi, si giunge, infatti, fino alla balconata rocciosa su cui si trova la capanna.

 Le origini: La Capanna Milano

Il rifugio nacque con il nome di Capanna Milano. Nel 1884, la sezione di Milano del Club Alpino Italiano (CAI) decise di costruire una base per esplorare le vette circostanti. L’inaugurazione ufficiale avvenne il 24 agosto del 1884. All’epoca la capanna aveva una struttura molto semplice, pensata per i pionieri che volevano sfidare il Gran Zebrù e il Monte Confinale.  Dalla capanna si gode di un magnifico panorama sulle cime di Campo, sulla Trafoier, sulla Thurwieser a Nord e sulla catena del Confinale e della Cima della Manzina a Sud.

Nel 1883 l’Ingener Pietro Pogliaghi, docente del Politecnico e uno dei dirigenti della Sezione di Milano del CAI, compilatore in quegli anni di una pregevole carta topografica oltre che della prima guida alpinistica di questi gruppi montuosi, fece costruire una piccola capanna in alta val Zebrù.

 Uno squadrato edificio in muratura, due stanze: una chiusa a chiave (custodita dalle Guide Alpine di Valfurva) e una con un semplice catenaccio e a disposizione di tutti i visitatori (cosa inusuale, per quei tempi).

Nel 1901 la capanna venne ampliata e durante la Grande Guerra fu il centro operativo della difesa della val Zebrù contro l’esercito austro-ungarico. Durante la Guerra Bianca la capanna era servita da una teleferica militare che saliva arditamente dalla Baita del Pastore.

 

 La Grande Guerra (1915-1918)

Con l’inizio della Prima Guerra Mondiale, l’intera zona fu uno dei fronti più estremi della Guerra Bianca.

La Capanna Milano assunse un’importanza strategica fondamentale.

Divenne la base logistica e il comando per le truppe italiane che presidiavano le creste ghiacciate.

Attorno a essa sorse un vero e proprio acquartieramento: un insieme di strutture militari, quali baracche, magazzini, stalle e… canili.

Fu più volte sottoposta a bombardamenti, soprattutto dal passo del Cevedale, ma ne uscì sempre indenne.

Venne protetta dal tiro delle artiglierie austro-ungariche da alte barriere di sacchetti di terra e affiancata da sempre più numerose baracche di legno per le più svariate esigenze. Nel corso della guerra venne più volte ristrutturata.

 

Costituiva uno dei punti di appoggio della Centuria Valtellina, un reparto speciale, cui appartenevano alcuni “arditi “, guide alpine o alpinisti molto esperti. Comandava il Colonnello Carlo Mazzoli, affiancato dal tenente Guido Bertarelli di Milano.

È proprio durante il periodo della Guerra Bianca che il legame esistente tra il rifugio e gli Alpini si saldò in modo definitivo.

 La dedica al 5° Reggimento

 

Dopo la fine della guerra, la struttura tornò alla sua funzione civile, ma con un’anima nuova. Nel 1925, il rifugio fu ristrutturato e ufficialmente intitolato al 5° Reggimento Alpini, in onore dei soldati che avevano combattuto e sofferto su quelle cime.

 Dal dopoguerra a oggi

Negli anni, il rifugio ha subito diversi interventi per adattarsi alle moderne esigenze degli escursionisti, pur mantenendo il suo antico fascino.

Negli anni 1926-1928 fu riedificata e dedicata al 5° Alpini e il promotore fu l’Ingegner Guido Bertarelli, che combatté su queste montagne e che sostenne le spese necessarie alla ristrutturazione del rifugio. I lavori durarono fino al 1939, anno dell’inaugurazione ufficiale.

Con questo lavoro ebbe inizio la collaborazione tra l’Ingegner De Micheli, noto progettista di opere alpine, e il cosiddetto “quartetto di Bormio e Valfurva”, composto da G. Tuana Franguel, L. Bonetta, L. Bellotti e F. Testorelli.  In seguito Tuana portò a termine la ristrutturazione di molti rifugi alpini situati non solo in alta Valtellina.

Nel 1969 pochi metri più in basso fu costruita, su resti di baraccamenti militari della Grande Guerra, una dipendenza, ove è sito il ricovero invernale, dedicato a Guido Bertarelli.

                                  

  • Il rifugio presenta una struttura in pietra a vista e il tetto spiovente, è stato progettato per resistere alle enormi nevicate della Val Zebrù.
  • Il rifugio è famoso per l’accoglienza calorosa e per essere una meta d’elezione non solo per gli alpinisti esperti, ma anche per gli amanti del trekking d’alta quota che risalgono la valle, spesso avvistando gipeti e stambecchi.

 

Oltre alla storia, la capanna 5° Alpini è celebre per il suo panorama. Si trova in un anfiteatro naturale di roccia e ghiaccio che dove si ha l’impressione di essere sospesi nel tempo.

L’ampio sentiero che porta al rifugio offre uno dei panorami più spettacolari e selvaggi del Parco Nazionale dello Stelvio.

 

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Gege Agazzi

Nato a Bergamo il 23 giugno 1950, di professione Medico. Socio CAI. Commissione Medica CAI Bergamo. Commissione Medica CISA-IKAR. Membro della Società Italiana di Medicina di Montagna. Appassionato di montagna, di viaggi, di medicina di montagna e  di fotografia.

Nato a Bergamo il 23 giugno 1950
di professione Medico.
Socio CAI. Commissione Medica CAI. Commissione Medica CISA-IKAR. Membro della Società Italiana di Medicina di Montagna.

Appassionato di montagna, di viaggi, di medicina di montagna e  di fotografia.

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