C’ERA UNA VOLTA IL DR. PIETRO BASSI

Autore: Giancelso Agazzi

Ascolta l'articolo Voce: Alice Non supportato
0:00
Vel.
0:00 · -0:00

Contadino e autodidatta, come volle definirsi, intelligente e sensibile, dotato di grande cultura e di notevole memoria, Bassi è nato il 14 gennaio 1921 a Borgonovo Val Tidone, in provincia di Piacenza, penultimo di nove fratelli. Si è laureato in medicina all’Università di Parma il 18 marzo 1948. Partecipò alla campagna di Russia. Dalla condotta di Pecoraia, dove girava a cavallo per visitare i suoi assistiti, si trasferì nella Comba Freida a Etroubles in Valle d’Aosta, dove si spostava in moto.

Era un tipo molto estroso, un emiliano brillante, un po’ pazzoide. Non fu un alpinista. Ha lavorato per 44 anni come medico di montagna, dedicando grande parte della sua vita alla solidarietà. Fu un uomo di fede, una fede combattuta e tormentata, ma profonda, colta e tenace.

 Si sposò con una donna di nome Candida ed ebbe da lei tre figlie: Elisabetta, Chiara e Cristina. Medico condotto di Courmayeur dal 1958 al 1990, con circa 4000 mutuati, fu un vero pioniere del soccorso in montagna. Era solito precisare di essere un medico e non un laureato in medicina. Fu in grado di mantenere un equilibrio tra la medicina romantica e la modernità del suo ambulatorio super attrezzato.

 

La fondazione per il soccorso

 

Alla fine degli anni ’80 fondò la prima associazione di volontari del soccorso di Courmayeur, che, successivamente, si estese a tutta la valle d’Aosta. Grazie a un’energia e una forza fisica non comuni, era in grado di affrontare tour de force davvero incredibili, sempre con grande attenzione per il malato. La sua fu una vita davvero prodigiosa, di lavoro massacrante e di crescita grazie anche ai contatti con varie università e organizzazioni internazionali di soccorso in montagna. Guardava, studiava, si confrontava molto, specialmente con i medici del soccorso alpino francese e imparava. Era molto preciso e pignolo, soprattutto nel campo della traumatologia, nella quale ha raggiunto notevoli livelli di eccellenza e di innovazione. Qualcuno lo considerava un genio dell’ortopedia.

 

Ortopedico dalla straordinaria manualità

 

 

Era dotato di una notevole manualità nel ridurre le fratture. Aveva inventato il “bendaggio di Desault modificato Bassi” per il trattamento delle lussazioni di spalla, argomento della sua tesi di specializzazione in ortopedia. Altro punto di eccellenza professionale erano i tempi di guarigione delle fratture a volte complesse e difficili. Molti pazienti venivano a farsi curare da lui, fuggendo dagli ospedali. Effettuava le peridurali in ambulatorio e allo stesso tempo svolgeva attività di odontoiatra. Seppe contribuire alla ricerca nel campo dell’ipotermia e dei congelamenti. Ebbe geniali intuizioni per quei tempi. Allora Courmayeur non era molto mondana ed elegante come lo è ora. Poche erano le ville dei ricchi o degli aristocratici soprattutto milanesi. Il paese era abitato per lo più da persone semplici, come contadini, allevatori di bestiame, che facevano anche il maestro di sci o la guida alpina, oppure, d’estate, gestivano rifugi in alta quota. Toni Gobbi era allora una guida alpina molto conosciuta a Courmayeur e rinomata era la Grivel, una fabbrica artigianale che produceva ramponi e piccozze. Gli impianti di risalita erano, allora, quelli del Checrouit e le funivie del Monte Bianco.

 

Stacanovista generoso

 

Nel suo ambulatorio situato in via Roma a Courmayeur, Bassi era in grado di prestare soccorso 24 ore su 24. Ha curato oltre trentaseimila infortunati, molti dei quali vittime di incidenti di montagna. Queste ultime venivano trasportate direttamente nel suo studio. Una signora era responsabile dell’ambulatorio anche dal punto di vista amministrativo. Suo marito gestiva i rifugi Boccalatte e Dalmazzi in val Ferret. Bassi ha insegnato l’arte del soccorso a studenti della facoltà di medicina, a medici e a infermieri. Nel suo ambulatorio (“cabinet de travail”) venivano anche aiutanti occasionali per brevi o lunghi periodi, professori universitari o alpinisti famosi. Per tutti fu un’esperienza indimenticabile, in grado di lasciare un segno indelebile. Fu amato e detestato come capita solo a persone dotate di un carattere forte, senza compromessi. Con la sua autorevolezza che non ammetteva repliche era solito dire a chi entrava nel suo ambulatorio: “O metti un camice sulle spalle e ti sporchi le mani con noi o fuori da qui!”. Era solito trascorrere le vacanze tra i banchi delle università o le corsie degli ospedali per crescere, migliorando la professionalità.

 

Impulsivo, rigoroso, implacabile

 

La sua esuberanza, la sua irruenza e il suo carattere non facile gli procurarono non pochi problemi nel corso della sua vita professionale. Memorabili per la durata furono le sue arrabbiature. Non guardava in faccia a nessuno e curava chiunque ne avesse bisogno, senza farsi condizionare dal ceto sociale di provenienza.  Dovette sopportare invidie e meschinità, ma Bassi non si fermò, continuando a portare avanti con caparbietà e ostinazione il suo messaggio. Non accettava il pressapochismo e la presunzione o la distrazione nei suoi collaboratori.

Gli piaceva essere protagonista. “Non era solo un medico, ma era l’amico di chi aveva bisogno”, così venne ricordato nel 2011 dal presidente della Giunta Regionale Valdostana Augusto Rollandin. Oltre a possedere una grande professionalità, aveva molta umanità e una straordinaria capacità comunicativa. Con il suo fascino sapeva incantare, era un affabulatore. Fu in grado di coinvolgere e stimolare più figure professionali, creando un’équipe.

Ha dato aiuto e conforto a molte persone. La sua particolare attenzione per gli ultimi lo spinse a partecipare a missioni in Madagascar e in regioni dell’America del Sud, come l’Amazzonia. A 56 anni prese parte come medico alla spedizione italiana all’Annapurna III.

Fu un sostenitore della medicina di periferia, del territorio, in un periodo in cui imperversava la cultura ospedalocentrica, precorrendo i tempi. Introdusse il concetto di “medicalizzazione sul terreno”, ricorrendo all’utilizzo di materiali artigianali, molto funzionali. In quegli anni si affermò il concetto di trasportare medico e attrezzature sul luogo dell’incidente. Ciò rappresentò una vera rivoluzione epocale nel campo della medicina di emergenza in montagna. Fu il primo a pensare che il soccorso potesse avvenire anche a oltre 4000 metri. Fu un antesignano, un modello da imitare, un elemento di proposizione e di rottura.

Già a partire dagli anni ’60 nel suo ambulatorio di montagna erano presenti un elettrocardiografo, un life-car attrezzato per la rianimazione avanzata, l’apparecchiatura per indurre l’anestesia generale, apparecchi radiologici anche portatili, un laboratorio attrezzato per eseguire analisi di sangue e urine, compresi reagenti, centrifuga e microscopio.

 

Un’ambulanza di fortuna

 

 Praticò l’assistenza intensiva domiciliare, che chiamò “la casa di cura a domicilio”, garantendo l’assistenza a malati complessi. Aveva attrezzato una Renault R 4, togliendo i sedili e inserendo una barella per il trasporto dei feriti. Non riusciva a viaggiare a velocità normale. Quando guidava tagliava le curve. Inventò la conversione rapida di marcia. Carlo Vettorato mi ha raccontato delle evoluzioni effettuate sul piazzale di Cervinia in inverno con la neve. Entrambi avevano prestato assistenza nel corso di una gara di bob sulla pista del Lago Blu, dove uno dei partecipanti era morto in una curva, schiantandosi contro un albero.

 Partecipando alla “Fiera dei Sogni”, trasmissione televisiva condotta da Mike Bongiorno, in qualità di esperto e cultore della storia dell’alpinismo, vinse una Auto Union Munga bianca, un mezzo a quattro ruote motrici, trasformata in ambulanza.

Affermava che nel suo ambulatorio si praticava dalla psicoprofilassi del parto alla ricomposizione dei cadaveri, ciò che realmente effettuava con i corpi degli alpinisti recuperati in montagna, prima che venissero consegnati ai parenti e al rito del riconoscimento, un ultimo gesto di carità cristiana.  Portava con sé due zaini: uno con quanto serviva dal punto di vista sanitario in caso di incidenti di montagna e uno per ricomporre le salme dei caduti. Va ricordata la tragedia del Lyskamm Orientale, che coinvolse, il 17 settembre 1985, sei allievi aspiranti guide alpine valdostane, deceduti dopo essere precipitati lungo la parete. Carlo Vettorato racconta che i soccorritori, sconvolti da quell’orrore, telefonarono a Bassi che subito arrivò e iniziò la sua opera di ricomposizione di quei corpi straziati, che continuò per diverse ore. Molti medici sono diventati bravi soccorritori e bravi alpinisti, uomini di profonda cultura e umanità, ma nessuno seppe seguirlo in questo esercizio di “pietas”, così sconvolgente e umano.

Bassi era solito affermare “È in estrema periferia che salvi subito o perdi per sempre una qualsiasi situazione, qualche volta una vita”. Spesso diceva “Per risolvere il male bisogna entrarci dentro e soffrire”.

 

Tante specializzazioni, tanti incarichi, tanti riconoscimenti

 

Nel corso della sua lunga carriera ricoprì diversi incarichi, tra i quali istruttore del CNSAS, istruttore volante delle scuole militari alpine di Aosta, Moena, Predazzo e Selva di Val Gardena. Partecipò direttamente a un grande numero di soccorsi nel massiccio del Monte Bianco insieme a guide alpine e alpinisti, dove e quando l’elicottero non esisteva o non poteva volare. Conseguì quattro specializzazioni: ostetricia e ginecologia a Torino nel ’56, anestesia e rianimazione a Bologna nel ’59, traumatologia e ortopedia a Torino nel ’62 e medicina dello sport a Milano nel ’68. Prestò assistenza nel corso dei lavori per la realizzazione del traforo del Monte Bianco (1957-1965), durante l’alluvione del Bellunese nel 1966 e in occasione del terremoto del Friuli nel 1976. Più di tremila operai, provenienti da ogni regione d’Italia, vissero e lavorarono ai piedi del Monte Bianco in baracche, che costituivano una piccola cittadina. Molti sono rimasti a Courmayeur e in Valdigne. Numerosi furono gli incidenti in cantiere. Fu in tale occasione che Bassi si fece le ossa come medico soccorritore, a fronte di un centinaio di morti. Una valanga spazzò via alcuni operai. Allora non si sapeva cosa fossero la normativa riguardante la sicurezza sul luogo di lavoro, la cassa previdenza e le indennità. Pietro Bassi era l’unico medico presente, che, grande generoso, era operativo 24 ore su 24 per 365 giorni all’anno.

 Il traforo del Monte Bianco venne inaugurato il 19 luglio 1965 alla presenza del presidente della repubblica italiana Giovanni Gronchi e di Charles De Gaulle, presidente della repubblica francese.

Nel luglio del 1961 Bassi prese parte ai soccorsi in occasione della tragica vicenda del Pilone Centrale del Freney e salì fino alla capanna Cesare Gamba insieme ad altri soccorritori e alle guide alpine di Courmayeur per prestare assistenza. Presso il rifugio Guido Monzino, inaugurato nel 1965 e situato a 2590 metri, avvennero i primi meeting del CNSAS, cui parteciparono medici provenienti da Parigi, Saragoza, Tolosa, Torino, Grenoble. Il rifugio, costruito da Guido Monzino per ricordare il padre Franco, costituì un importante riferimento per gli esperti del soccorso in montagna, soprattutto grazie al supporto di Franco Garda, storico rifugista e guida alpina, pioniere del soccorso alpino valdostano.

 

Pilota dei ghiacciai e capitano medico delle Truppe Alpine

 

 Bassi conseguì, non più giovanissimo, il brevetto di pilota dei ghiacciai. Partito dall’aeroporto di Aosta, a bordo di un Piper, in compagnia di Carlo Vettorato, effettuò il giro del Cervino. Al ritorno trovò i carabinieri che gli contestarono l’invasione dello spazio aereo svizzero. Frequentava anche l’altiporto di Chamois, situato nella frazione Suisse e costruito nel 1967. Le partenze avvenivano in discesa.

Cosimo Zappelli, infermiere di Viareggio, guida alpina, maestro di sci, fotografo e scrittore, lavorò nell’ambulatorio di Pietro Bassi e da lui imparò molte cose, soprattutto come effettuare il soccorso in montagna. Fu un personaggio straordinario. Morì sul Pic Gamba l’8 settembre 1990.

Bassi ha vinto premi e ricevuto vari riconoscimenti, ma ciò che lo rese più felice fu l’essere stato nominato capitano medico delle Truppe Alpine ad honorem. Entrò a far parte quale membro onorario della Società delle guide alpine di Courmayeur.

Bassi è stato l’emblema di una medicina che non esiste più. Capì l’importanza della medicalizzazione del soccorso in montagna, in precedenza affidato ai piloti e alle guide alpine, introducendo la presenza di un medico a bordo degli elicotteri dell’elisoccorso.

Si spense il 13 gennaio 2011 in una RSA di Aosta.

 

Altre notizie dal blog...

Sono le sei del mattino di un caldo giorno di fine giugno e sto risalendo , in compagnia di Cesare, mio vecchio compagno di caccia e di montagna, lungo i verdi e ripidi pendii della Val Grande. Abbiamo lasciato...

Nei giorni 26 e 27 luglio 2024 si è svolto il 60° Pellegrinaggio in Adamello, organizzato dalla Sezione ANA di Trento. Vi ho partecipato facendo parte della Colonna 3, costituita da una trentina di Alpini, che ha...

La montagna è stata per anni dominio degli alpinisti, e proibita agli aviatori. Ecco una breve storia del volo in montagna...

Nel mese di novembre si è svolto un convegno per analizzare i nuovi scenari aperti dagli strumenti avveniristici di cui oggi si dispone...

È accaduto in una luminosa giornata di luglio che mi venisse il desiderio di arrivare fin lassù, di rivedere quei posti. Sono salito fino al Passo di Valle Fredda e, poi, ho attraversato fin sotto il Passo del Frerone...

Nei giorni 19, 20 e 21 agosto 2024 si è svolto presso il Villaggio Alpino “Tempesti” di Corvara (Bz) in Alta Val Badia un incontro per fornire elementi di informazione in merito alle attività svolte nel corso del...

La sera del 24 marzo 2021 si è svolta una videoconferenza per parlare di “Terapia Forestale” (TF), una disciplina da poco introdotta nel mondo della montagna e del libro che è stato di recente scritto sull’argomento...

Nei giorni 9 e 10 giugno 2023 a Bergamo, nella sede del Palamonti, si è svolto il convegno annuale del Gruppo Italiano Scrittori di Montagna (GISM) – Accademia di Arte e di Cultura Alpina con la partecipazione di una...

Nel corso della Guerra Bianca 1915-18, un conflitto duro, combattuto a oltre tremila metri di quota tra rocce e ghiacci, dal gruppo dell’Ortles-Cevedale fino a quello dell’Adamello-Presanella, l’alimentazione delle...

Dal 29 settembre al 1 ottobre 2022 si è svolto a Briançon, in Francia, il Congresso dell’Association Nationale des Médecins et des Sauveteurs en Montagne. Tema del convegno l’importanza del fattore umano nel soccorso...

In videoconferenza, dal 27 al 30 agosto 2020, si è svolto un convegno per fare il punto della situazione in merito alla pandemia. Molti i relatori che vi hanno partecipato, provenienti da Argentina, Austria, Bolivia...

Guido Ferrari nasce a Treviglio, in provincia di Bergamo, il 9 settembre 1882 ed esercita il mestiere di commerciante di tessuti, secondo un’antica tradizione di famiglia. Fin da giovanissimo si avvicina al mondo...

Gege Agazzi

Nato a Bergamo il 23 giugno 1950, di professione Medico. Socio CAI. Commissione Medica CAI Bergamo. Commissione Medica CISA-IKAR. Membro della Società Italiana di Medicina di Montagna. Appassionato di montagna, di viaggi, di medicina di montagna e  di fotografia.

Nato a Bergamo il 23 giugno 1950
di professione Medico.
Socio CAI. Commissione Medica CAI. Commissione Medica CISA-IKAR. Membro della Società Italiana di Medicina di Montagna.

Appassionato di montagna, di viaggi, di medicina di montagna e  di fotografia.

Privacy Policy . Cookie Policy . Web by HelloStudio