IL RIFUGIO ALPINO COME PUNTO NEVRALGICO PER L’UTILIZZO DEL DAE. E NON SOLO.

Autore: Giancelso Agazzi

Ascolta l'articolo Voce: Alice Non supportato
0:00
Vel.
0:00 · -0:00

Il tema del ruolo dei guardiani nella gestione del rischio per la salute nei rifugi alpini è complesso e merita di essere analizzato sotto diversi punti di vista.

Sebbene i rifugi alpini siano tipicamente associati a funzioni di ospitalità per escursionisti e alpinisti, possono anche ricoprire un’importanza particolare nel contesto dell’assistenza e nella gestione dei pericoli a cui espone la frequentazione dell’ambiente montano.

Il rifugista rappresenta una figura di riferimento per il territorio, in quanto gestisce una struttura articolata che si occupa sia della ricettività sia della sicurezza in montagna in termini di prevenzione e soccorso.

La funzione di un rifugio è quella di dare assistenza alle persone in diverse situazioni, che possono essere, per esempio, un temporale passeggero oppure un infortunio.

 

I rifugi: luoghi di riparo e accoglienza

 

In Europa escursionisti e alpinisti utilizzano i rifugi quale alloggio in luoghi montani remoti e i loro guardiani, oltre a fornire servizi di prima necessità, offrono anche consigli.

In caso di qualsiasi emergenza che può capitare nei pressi del rifugio vengono considerati la prima risorsa in grado di garantire aiuto.

Il tipo di assistenza non è solitamente standardizzato, ovvero non esiste una procedura codificata in modo normale.

Sarebbe auspicabile, come spesso succede, che il gestore abbia partecipato a una formazione di base di primo soccorso, integrata da corsi di aggiornamento di periodicità annuale.

I rifugi, identificati come patrimonio e occasione per l’intera comunità, sono presidi territoriali, vere e proprie infrastrutture propedeutiche alla corretta e sicura frequentazione delle altitudini.

 

Primo soccorso: un impegno non da poco

 

Il rifugista dovrebbe avere la responsabilità del primo soccorso, quindi, essere in grado di svolgere i primi gesti richiesti da un medico contattato via telefono o radio.Va da sé che dovrebbe essere capace di utilizzare gli strumenti e i presidi sanitari e di soccorso disponibili.

L’uso dei Defibrillatori Automatici o Semiautomatici Esterni (DAE) rappresenta una soluzione salvavita in caso di arresto cardiaco, una delle principali cause di morte anche in ambienti montani. Considerando la difficoltà di accesso e i tempi lunghi di intervento dei soccorsi, disporre di un DAE nei rifugi può fare la differenza.

La possibilità di avere rifugi cardioprotetti rende la montagna un luogo più sicuro. Il principale vantaggio legato alla disponibilità di un DAE è la rapidità con cui consente di intervenire. Di fatto permette di iniziare il trattamento prima dell’arrivo dei soccorsi, aumentando le probabilità di sopravvivenza.

 I DAE sono progettati per essere utilizzati anche da persone non mediche con un minimo di formazione.

 Tra gli obblighi in alcune regioni italiane, i rifugi alpini sono tenuti ad avere un DAE in conformità con le normative locali sulla sicurezza in montagna.

 

Altri progetti di prevenzione

 

Il progetto di monitoraggio sanitario delle zecche in ambiente montano nasce dalla collaborazione tra ATS, IZS (Istituto Zooprofillatico Sperimentale) e la Commissione Medica della Sezione del CAI di Bergamo.

Considerata la rilevanza delle malattie trasmesse da zecche, l’ATS di Bergamo promuove sul territorio un progetto specifico in linea con le indicazioni regionali.
La zecca, rimossa dalla stessa vittima del morso, o da un medico, può essere messa in una apposita provetta e consegnata, entro 3-5 giorni, in una delle sedi indicate nella “Scheda rilevamento zecche – uomo”, per essere sottoposta ad analisi.
L’esito ottenuto dal laboratorio viene trasmesso dall’IZS all’ATS, che provvede a informare il cittadino e il medico curante.

Il rifugio ha un ruolo nelle campagne di prevenzione come nel caso della Giornata dell’Ipertensione Arteriosa nei rifugi del CAI che da una decina di anni viene organizzata in collaborazione con la Società Italiana dell’Ipertensione (SIA), oppure alcune giornate per la prevenzione dei tumori, promosse in collaborazione con la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori (LILT). 

Per quanto riguarda la telemedicina nei rifugi di montagna è importantissimo il ruolo del gestore nelle situazioni di emergenza, a patto che sia adeguatamente formato.

C’è rifugio e rifugio: dai più simili ad alberghi lungo le principali vie di comunicazione (passi, valli, impianti di risalita) a quelli raggiungibili solo a piedi, ubicati nei posti più lontani e isolati.

La differenza nella gestione degli uni e degli altri non è trascurabile.

Il rifugio alpino, attrezzato con DAE e cassetta di pronto soccorso, diventa un punto di riferimento per gli escursionisti e la comunità locale. Questa funzione di presidio a tutela della salute contribuisce alla riduzione dei decessi per arresto cardiaco o a causa di incidenti vari, contribuisce a rafforzare la fiducia nelle strutture montane e a sensibilizzare i visitatori sull’importanza della sicurezza in montagna.

I gestori dei rifugi sono figure chiave nella sicurezza in montagna, grazie alla loro posizione strategica, alla conoscenza del territorio e alla capacità di fungere da collegamento con i servizi di soccorso.

Il rifugio costituisce spesso il primo luogo in cui gli escursionisti o gli alpinisti in difficoltà cercano aiuto.

l gestore può allertare i servizi di soccorso, fornendo informazioni dettagliate sulla posizione della persona in pericolo e sulla situazione.

Il loro ruolo va oltre la semplice gestione della struttura: sono custodi della montagna e promotori di un approccio responsabile e sicuro all’ambiente alpino.

 

La cassetta di pronto soccorso e la manutenzione dei DAE

 

Circa vent’anni fa la Commissione Medica della Cisa-Ikar ha definito il contenuto di un kit di primo soccorso per i rifugi. In tempi più recenti ha raccomandato l’utilizzo dei DAE nei rifugi. Ogni rifugio alpino dovrebbe disporre di una cassetta di primo soccorso ben fornita e aggiornata, adattata alle esigenze dell’ambiente montano.

È importante che i guardiani dei rifugi o i sanitari delle sezioni CAI effettuino controlli regolari sul contenuto della cassetta, verificando la scadenza dei farmaci e la funzionalità degli strumenti presenti.

I DAE richiedono manutenzione (batterie e piastre). Adottare dispositivi come il DAE, una cassetta di pronto soccorso completa e investire nella formazione dei rifugisti costituiscono una strategia efficace per trasformare il rifugio alpino in un presidio essenziale per la sicurezza e la riduzione del rischio in montagna. Il rifugio può fungere da base operativa per i soccorritori, offrendo un luogo sicuro per organizzare le operazioni, raccogliere informazioni e pianificare interventi.

Può fornire cibo, bevande calde e riparo sia ai soccorritori che alle persone in difficoltà. Il gestore, grazie alla sua familiarità con i sentieri, le condizioni meteorologiche locali e le caratteristiche del territorio, può fornire indicazioni precise ai soccorritori, migliorando l’efficacia dell’intervento.

Spesso il gestore collabora direttamente con il Soccorso Alpino o con altri enti locali, fungendo da intermediario tra gli infortunati e i professionisti del soccorso.

 Considerando la difficoltà di accesso e i tempi lunghi di intervento dei soccorsi, disporre di un DAE nei rifugi può fare la differenza.

I DAE rappresentano una risorsa vitale per aumentare le possibilità di sopravvivenza in caso di emergenze cardiache in ambienti isolati come i rifugi alpini.

Questi dispositivi analizzano automaticamente il ritmo cardiaco della vittima e, se necessario, erogano una scossa elettrica per ripristinare un ritmo cardiaco normale.

I rifugisti dovrebbero essere adeguatamente formati all’uso del DAE, con corsi di primo soccorso e rianimazione cardiopolmonare (RCP). La loro competenza è fondamentale per gestire situazioni di emergenza, mantenendo la calma e coordinando eventuali soccorsi.

Formazione e sensibilizzazione: i gestori spesso informano i visitatori dell’importanza di adottare comportamenti sicuri in montagna, come il rispetto dei tempi di marcia e l’uso dell’attrezzatura corretta.

Valutazione delle capacità: sono in grado di comprendere rapidamente se un gruppo o un individuo è adeguatamente preparato per l’escursione, dissuadendo chi non è adeguatamente pronto ad affrontare condizioni rischiose.

 Nei rifugi I gestori garantiscono che le strutture siano sicure e adeguate, evitando situazioni di sovraffollamento che potrebbero mettere a rischio l’incolumità degli ospiti.

 

La cultura della sicurezza

 

Tra i ruoli dei gestori dei rifugi c’è anche quello di diffondere la cultura della sicurezza. Dovrebbero promuovere la consapevolezza delle regole di sicurezza in montagna, sensibilizzando circa l’importanza della preparazione fisica, mentale e tecnica nell’affrontare l’ambiente montano.

Anche la collaborazione con enti locali è molto importante. I rifugisti partecipano a campagne di prevenzione, eventi formativi e progetti per sensibilizzare le comunità e i visitatori sui rischi e sulla loro gestione. A proposito delle conoscenze tecniche i gestori sono spesso formati in primo soccorso, gestione delle valanghe e utilizzo di strumenti di comunicazione d’emergenza.

 Collaborano con le autorità e i soccorsi per la pianificazione delle risposte alle emergenze, come la gestione di evacuazioni o l’organizzazione di soccorsi complessi.

Sarebbe opportuno disporre sia di una standardizzazione dei protocolli, sia di una formazione più uniforme per i gestori dei rifugi.

Il gestore deve garantire l’applicazione delle principali norme di igiene nel rifugio di competenza. In sintesi, chi dirige il rifugio è una figura fondamentale per la sicurezza in montagna, grazie al suo ruolo di primo intervento, supporto logistico e punto di riferimento per i frequentatori. La sua preparazione ed esperienza possono fare una grande differenza in situazioni di emergenza.

 

Gestori: ecco cosa dovrebbero garantire

 

  • Pronto intervento: i gestori dei rifugi sono spesso i primi a intervenire in caso di emergenze, fornendo un primo soccorso o coordinandosi con le squadre del soccorso alpino
  • Monitoraggio costante: tengono sotto controllo le condizioni del territorio circostante, segnalando eventuali rischi (ad esempio valanghe, smottamenti o situazioni di pericolo sui sentieri come la presenza di ghiaccio)
  • Comunicazione rapida: mantengono un collegamento diretto con i servizi di soccorso e possono attivare subito le operazioni di recupero o assistenza
  • Collaborazione con le istituzioni e il CNSAS: per pianificare le modalità di risposta alle emergenze
  • Sensibilizzazione dei frequentatori: i gestori dei rifugi sarebbero tenuti anche a far comprendere ai visitatori l’importanza di adottare un comportamento sicuro in montagna (abbigliamento adatto, rispetto dei tempi di marcia, attenzione alle condizioni atmosferiche)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Altre notizie dal blog...

Per ricordare l’anniversario della fondazione del Comitato Scientifico Centrale (CSC) sabato 13 novembre 2021 è stato organizzato un convegno presso la sala degli Stemmi del Museo della Montagna di Torino. Dopo il...

Il 7 e 8 ottobre 2022 a Varese, presso l’Aula Magna dell’Università dell’Insubria, si è svolto il congresso “Mountain Emergency Medicine: an overview on the future of rescue and sport in the alpine environment”. La...

Mi occupo di medicina di montagna da oltre trent’anni. È sempre stata una mia passione ed è per questo che ho seguito con attenzione (trepidazione?) la sua crescita negli anni. Si tratta di una disciplina di nicchia...

Dopo 10 anni di fattiva collaborazione tra Film Festival di Trento, Società Italiana di Medicina di Montagna e Commissione Centrale Medica del CAI venerdì 4 maggio 2018 presso il Palazzo Geremia nel centro di Trento...

Ero un ragazzino di circa otto anni ed ero solito accompagnare mio padre , o meglio era lui che mi portava con sé sulle montagne Bergamasche e non solo. Quel giorno, era l’estate del 1958 , ci eravamo diretti nella...

A Bergamo, il 10 gennaio 2026 è stato organizzato presso l’Auditorium “Lucio Parenzan” dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII il convegno dal titolo “Il paziente ipotermico e la valanga: gli algoritmi EBM, la realtà...

L’introduzione del convegno è stata fatta da remoto dal cardiochirurgo svizzero di Ginevra Beat Walpoth. Il relatore ha parlato delle innovazioni nel campo delle raccomandazioni e del trattamento dell’ipotermia. Ha...

Venerdì 14 giugno 2019 si è tenuto presso l’anfiteatro dell’ENSA (Ecole Nationale de Ski et Alpinisme”) a Chamonix la “Deuxième Journée Médicale Montagne et Altitude”, organizzata da Paul Robach, Alice Gavet e...

Nei giorni 9 e 10 giugno 2023 a Bergamo, nella sede del Palamonti, si è svolto il convegno annuale del Gruppo Italiano Scrittori di Montagna (GISM) – Accademia di Arte e di Cultura Alpina con la partecipazione di una...

Si è tenuto in ValleS. Felicita, alle pendici del Monte Grappa, nel comune di Romano d’Ezzelino (Vr), un interessante giornata di aggiornamento su argomenti di medicina di montagna, un ritrovo periodico per medici...

È stata allestita nello spazio espositivo della Torre Viscontea di Lecco dal 2 aprile all’8 maggio 2022 la mostra dal titolo “Paolo Punzo, Montagne di Lombardia”. Ho un ricordo del pittore: mio nonno materno...

Gege Agazzi

Nato a Bergamo il 23 giugno 1950, di professione Medico. Socio CAI. Commissione Medica CAI Bergamo. Commissione Medica CISA-IKAR. Membro della Società Italiana di Medicina di Montagna. Appassionato di montagna, di viaggi, di medicina di montagna e  di fotografia.

Nato a Bergamo il 23 giugno 1950
di professione Medico.
Socio CAI. Commissione Medica CAI. Commissione Medica CISA-IKAR. Membro della Società Italiana di Medicina di Montagna.

Appassionato di montagna, di viaggi, di medicina di montagna e  di fotografia.

Privacy Policy . Cookie Policy . Web by HelloStudio