Il lupo è tornato anche sulle Orobie

Autore: Giancelso Agazzi

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Il 10 aprile 2026 è stato realizzato presso l’Auditorium Modernissimo di Nembro (Bg) un incontro culturale per parlare del ritorno del lupo sulle Orobie Bergamasche.

L’evento è stato organizzato dalla polizia provinciale di Bergamo e dal Parco delle Orobie Bergamasche. Sono intervenuti Daniele Carrara, vice-commissario provinciale, Luigi Nervi, sovrintendente della polizia provinciale di Bergamo e la dottoressa Roberta Cucchi del Parco delle Orobie Bergamasche.

Il ritorno del lupo è stato silenzioso e ha ridisegnato la distribuzione della fauna selvatica sul territorio. Si è parlato dei primi branchi e delle sfide legate alla convivenza del lupo con l’uomo e l’ambiente.

Negli anni ’20 i lupi sono scomparsi dalle Orobie, sopravvivendo solo in alcuni luoghi dell’Appennino Centrale e Meridionale. La storia del ritorno del lupo incomincia negli anni ‘70, grazie a rigorose misure di protezione adottate in Abruzzo e nell’Appennino Meridionale, che hanno portato i lupi a disperdersi lentamente attraverso gli Appennini e nella Alpi Occidentali. Da questi rifugi le popolazioni di lupi hanno incominciato  una ricolonizzazione naturale. Negli anni ’90 hanno raggiunto le Alpi Liguri e Piemontesi e, nel corso dei decenni successivi, esemplari in dispersione hanno colonizzato le Alpi Occidentali, espandendosi in modo graduale verso Est. Alcuni esemplari sono entrati sull’arco alpino provenendo dalle Alpi Dinariche.

Gli avvistamenti di lupi sul territorio bergamasco, un tempo impensabili, si sono fatti nel corso degli ultimi anni sempre più frequenti.

Daniele Carrara ha affermato che “Non sappiamo definire un numero certo e sarà sempre così per tutti gli animali a vita libera”.”Quello che possiamo fare è una stima”. Secondo le recenti valutazioni sono presenti sul territorio della provincia di Bergamo tre branchi di lupi: uno tra l’alta val Seriana e la val Sedornia, uno in val Canale e val Serina e uno in Valsassina, val Taleggio e Valtorta. È probabile la presenza di un quarto branco tra la valle Imagna e la fascia collinare occidentale. Si calcola una popolazione di lupi tra i 20 e i 30 capi, con l’aggiunta di alcuni lupi in dispersione o di passaggio. Si tratta di una popolazione ancora contenuta, ma ben strutturata. Roberta Cucchi ha sottolineato che “la presenza del lupo in bergamasca è frutto di un ritorno naturale”. Diffuso solo lungo la catena appenninica nel corso degli anni ’70, il lupo ha fatto il suo ritorno sulle Alpi. Secondo recenti stime in Italia vivono circa 3500 lupi. Sull’arco alpino si calcola la presenza di 952 esemplari, soprattutto in Piemonte. Daniele Carrara ha affermato che la provincia di Bergamo era rimasto l’unico territorio delle Alpi Centrali dove non c’era il lupo. Fattori favorenti il ritorno di questo animale selvatico sono stati la protezione legale della specie, la presenza di prede (oltre 20mila ungulati sul territorio della provincia di Bergamo) e la possibilità di insediamento in zone dove non erano presenti branchi di lupi già consolidati. Cucchi ha spiegato che il lupo costituisce un indicatore in grado di dire che l’ecosistema è sano e che funziona.  Essendo un predatore di tipo apicale, è in grado di regolare le popolazioni di ungulati e con conseguenti effetti a cascata sulla biodiversità. Inoltre, è utilissimo in pianura in quanto cacciatore di nutrie.

 

 

Individuare dove sono localizzati i lupi e sapere come si spostano sul territorio rappresenta un lavoro alquanto complesso. Il principale mezzo a disposizione è costituito dl monitoraggio diretto, attraverso avvistamenti e raccolta di immagini resa più facile mediante l’utilizzo di foto-trappole collocate sul territorio. Esiste anche un monitoraggio di tipo indiretto mediante tracce, impronte, predazioni e la raccolta di campioni biologici, la vera prova della presenza del lupo. Questo aspetto coinvolge istituzioni, operatori e anche cittadini. Carrara ha fatto presente che tutte le segnalazioni sono preziose. La collaborazione è fondamentale per valutare la presenza del lupo che è in continua trasformazione. Il lavoro viene coordinato dalla Regione Lombardia, che dispone della collaborazione di tutte le provincie che forniscono informazioni utili.

Sebbene il ritorno del lupo costituisca dal punto di vista ecologico un fatto positivo, da un altro punto di vista può rappresentare una fonte di preoccupazione, soprattutto per chi vive e svolge attività lavorativa in montagna. Il ritorno del lupo genera dispute legali, ansie culturali e, al tempo stesso, opportunità ecologiche. Cucchi ha fatto presente che si sono verificati e si verificheranno, purtroppo, episodi di attacco al bestiame. Per questo motivo negli ultimi anni si è fatto ricorso all’utilizzo di mezzi di prevenzione come recinzioni, cani da guardiania, sistemi di dissuasione, un tempo diffusi e attualmente ritornati attuali. Le predazioni hanno diritto a risarcimenti da parte della Regione Lombardia, mediante procedure che comprendono segnalazioni, sopralluoghi e stima dei danni causati dal lupo. Carrara ha voluto sottolineare che tutte le segnalazioni vengono accuratamente controllate. I risarcimenti sono aperti a tutti, senza particolari vincoli. Ma la gestione del lupo non si fonda solo sulla tecnica, ma interessa anche la percezione. Carrara ha detto che possono esistere pregiudizi e paure. Si deve tenere conto dell’emotività, legata soprattutto alla sicurezza di ognuno. Cucchi ha affermato che ”tanti dicono che hanno paura di percorrere i sentieri che hanno sempre frequentato”, ma i dati raccolti evidenziano che il lupo non è una specie pericolosa per l’uomo, come riferito da Carrara. ”Un attacco nei confronti dell’uomo è inverosimile”. Ciò, tuttavia, non vuol dire ignorare la sua presenza. Occorre imparare a conoscerlo. Gli escursionisti con un cane indisciplinato devono tenere presente che potrebbe trovarsi in pericolo. Si deve prendere atto che la presenza del lupo non è più di tipo episodico. Nel corso degli anni futuri la popolazione di lupi è destinata ad aumentare, ma non in modo esponenziale e incontrollato. Infatti, spiega Carrara, “ci sarà un incremento, ma bisogna capire bene in che termini e per farlo bisogna spiegare come funziona il branco”. Quest’ultimo è una bolla chiusa formato da 4-6 individui che occupano un territorio di centinaia di chilometri quadrati”. Il territorio della provincia di Bergamo favorisce la diffusione del lupo, ma a un certo punto arriverà a uno stato di saturazione. Non vi saranno migliaia di lupi, ma solo un numero limitato di branchi, con una popolazione limitata. Non essendo più un’eccezione sulle Orobie, il lupo è una presenza stabile, che resterà. L’unica possibilità è costituita dalla convivenza, non una scelta di tipo ideologico, ma una condizione di fatto. La sfida è riuscire a raggiungere un equilibrio, un punto di incontro tra diverse esigenze di natura, allevamento e turismo. Strumenti indispensabili a tal fine saranno informazione, prevenzione e dialogo, guidato dalle varie istituzioni. Va sottolineato che il lupo non si adatta alle regole dell’uomo, ma segue le proprie. Carrara, infatti, ha affermato che “al nostro tavolo c’è un interlocutore che non si siede: è il lupo, che fa quello che fa per sua natura. La nostra gestione non è sicuramente perfetta e noi non siamo esenti dal dover migliorare, ma l’accettazione della sua presenza è un presupposto imprescindibile”. In conclusione si deve riconoscere che il ritorno del lupo non costituisce soltanto una criticità da gestire, ma va considerato il segno di un ambiente che, nonostante tutto, è ancora in grado di ospitare la vita selvatica, un ecosistema in equilibrio.

 

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Gege Agazzi

Nato a Bergamo il 23 giugno 1950, di professione Medico. Socio CAI. Commissione Medica CAI Bergamo. Commissione Medica CISA-IKAR. Membro della Società Italiana di Medicina di Montagna. Appassionato di montagna, di viaggi, di medicina di montagna e  di fotografia.

Nato a Bergamo il 23 giugno 1950
di professione Medico.
Socio CAI. Commissione Medica CAI. Commissione Medica CISA-IKAR. Membro della Società Italiana di Medicina di Montagna.

Appassionato di montagna, di viaggi, di medicina di montagna e  di fotografia.

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