IL MIO WALTER BONATTI

Autore: Giancelso Agazzi

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Il mio ricordo di Walter Bonatti parte dalle pagine di un annuario del CAI di Bergamo del 1958, in cui è fatta menzione del premio “migliore atleta bergamasco del 1957”, conferitogli dal Gruppo Bergamasco Giornalisti Sportivi e consegnato il 13 novembre dello stesso anno dal sindaco di allora Costantino Simoncini. Nella stessa occasione è stato proiettato il film Cerro Torre, illustrato da Carlo Mauri, compagno di cordata e amico di Bonatti. Avevo sette anni e mio padre mi aveva accompagnato ad assistere all’evento, di cui conservo un vivido ricordo.

Dal 1958 Bonatti è stato socio dell’Associazione Nazionale Alpini (ANA) di Semonte e spesso ha preferito partecipare a semplici serate di paese magari rinunciando a circostanze mondane di maggiore prestigio. A riguardo fu ospite anche a Zogno, Brembilla, Alzano Lombardo, Ponte San Pietro.

 

Avevo partecipato ad una conferenza di Bonatti presso l’auditorium del Seminario di Bergamo in città alta, il cui ricavato venne completamente devoluto alla casa dell’ANA dedicata ai disabili di Endine e Gaiano.

Avevo conosciuto l’alpinista a casa di Antonio Messina, mio suocero, in occasione di un’escursione fatta sulle montagne della Valle Seriana con gli amici bergamaschi e la compagna Rossana Podestà. I due erano spesso ospiti al Möschel in una baita di mio suocero in Valzurio. Walter era solito fargli visita quando veniva a Bergamo. Lui raccontava della via ferrata che Walter aveva realizzato nella casa dell’Argentario per raggiungere il mare.

Insieme avevano partecipato, nel maggio del 1978, a una spedizione in Perù alla ricerca delle sorgenti del Rio delle Amazzoni lungo i fiumi Ucayali e Maranon. Messina prese il posto di Dino Perolari che, causa impegni di lavoro, aveva dovuto rinunciare all’ultimo momento. Raggiunsero la destinazione anche servendosi del già leggendario Concorde. Walter salì il nevado La Raya, un picco della Cordillera Vilcanota alto 5400 metri. Mio suocero si dovette fermare a metà, senza raggiungere la vetta per problemi di acclimatazione.  

Ero stato nella casa in cui Walter aveva abitato a Chamonix, quando l’abitazione era stata presa da un mio amico, croupier al Casinò.

Walter possedeva un oliveto in Liguria a Costarainera in provincia di Imperia e un gruppo di bergamaschi, ogni anno, vi andava per la raccolta delle olive. Inoltre, aveva una casa a Maiorca e i miei suoceri vi avevano trascorso una vacanza con la famiglia.

Ritroviamo Walter anche nel ricordo di un amico alpinista, Battista Scanabessi di Brembilla, che lo ha conosciuto e frequentato. L’ho incontrato per intervistarlo in un pomeriggio di luglio insolitamente piovoso. Con Bonatti ha salito il torrione Fiorelli nel gruppo delle Grigne. Battista mi ha mostrato una fotografia scattata sulla vetta della Grignetta il 19 agosto del 1994, nella quale compaiono i due alpinisti. Non indossavano la solita imbragatura, ma un cordino attorno al corpo secondo la maniera dei vecchi alpinisti. Walter aveva allora 64 anni.

Battista si trovava a Chamonix nell’estate del 1961 per lavorare come boscaiolo, quando successe la tragedia del Freney, di cui ricorre quest’anno il sessantesimo anniversario. Era presente quando Walter venne trasportato a valle in elicottero e assistette al momento in cui poté riabbracciare il padre, dopo lo scampato pericolo.

Battista mi ha mostrato una copia autografa del libro Le mie montagne e una piccozza Grivel regalata da Walter. La aveva utilizzata per effettuare una salita sul Monte Bianco in un giorno di Natale. Battista era stato negli anni ’90 più volte nella casa di Walter a Dubino per eseguire dei lavori. Con lui c’era anche l’amico Melchiorre Foresti che diede una mano. Sistemò, tra l’altro, tutti gli scarponi risuolati, esattamente come Walter esigeva fossero, e tutte le corde, alcune di canapa (le prime!).

 Nel corso dei soggiorni a Dubino, Battista aveva conosciuto l’alpinista e politico francese Pierre Mazeaud, grande amico di Walter.

Dalla camera da letto della casa di Dubino Walter vedeva la cima del Legnone, che chiamava scherzosamente il suo piccolo K2. Mentre scriveva nel suo studio Walter non voleva essere disturbato, racconta Battista. Una volta, mentre stava scrivendo qualcuno salì per avvisarlo del pranzo pronto. Si infuriò come una bestia.

Gli aveva mostrato Cip Cip, un passerotto che aveva addomesticato e che, affettuosamente, gli si posava sulla spalla. Un giorno venne ucciso e portato via da un falco. Battista mi raccontò che Walter pianse, tanta era l’affezione per il piccolo amico piumato.

Con Melchiorre Foresti, Rossana Podestà, la sua storica compagna, ed un altro amico ha organizzato una salita in Presolana. Al ritorno la comitiva si fermò presso la baita Cassinelli e Rossana assetata, chiese dell’acqua. Sbadatamente il gestore le diede una bottiglia che, invece dell’acqua conteneva grappa. Grande fu il disappunto di Walter.

Con Nino Calegari e Melchiorre Foresti aveva salito la Grignetta lungo la cresta Segantini.

 Walter non aveva potuto partecipare, nel 1996, al funerale di Melchiorre Foresti e ne fu molto dispiaciuto. Era rientrato, infatti, da un viaggio proprio il giorno dopo la cerimonia funebre.

Walter venne ricoverato presso gli Ospedali Riuniti di Bergamo a causa di un’ernia del disco alla colonna vertebrale causata dall’intenso lavoro nel corso della ristrutturazione della casa di Dubino. Venne operato nel reparto di neurochirurgia, ma l’intervento non ebbe esito positivo. Il dolore, infatti, non passava. Lo staff medico degli Ospedali Riuniti di Bergamo non riuscì a risolvere il problema. Bonatti, tramite l’amico Pierre Mazeaud, allora ministro del Governo Francese, venne ricoverato in una clinica di Lione, contro il parere dei medici di Bergamo, e venne, per fortuna, salvato in extremis.

 Elio Sangiovanni e Melchiorre Foresti nel 1986 parteciparono ad una spedizione organizzata da Bonatti in Patagonia. L’impresa non ebbe, però, esito positivo a causa delle difficoltà incontrate, prima tra tutte l’asperità del terreno.

Con l’amico Elio Sangiovanni salì sulla Presolana e scalò alcune cascate di ghiaccio.

In un giorno di settembre degli anni ’60, mentre ero a caccia con mio padre, lo avevo incontrato all’alba in val Malatrà, una laterale della val Ferret, intento a scattare fotografie sul Monte Bianco in compagnia di un amico. Proprio all’inizio di questa valle sorge da alcuni anni il rifugio a lui intitolato. A quel tempo era anche facile incontrarlo nelle vie di Courmayeur.

Nel 1960 la Sezione del CAI di Bergamo organizzò una spedizione alpinistica nelle Ande Peruviane (Cordillera Blanca). Walter venne convocato e gli fu proposto in un primo momento di fare il capo-spedizione. Accettò entusiasta ed annullò tutti gli impegni presi in quel periodo come guida alpina. Il 2 aprile 1959 venne creata una commissione del CAI di Bergamo presieduta dall’ avvocato Alessandro Musitelli con lo scopo di selezionare i partecipanti alla spedizione. Inspiegabilmente Walter venne sostituito da un’altra guida alpina bergamasca. Ci rimase malissimo, se la legò al dito e per molto tempo non volle più sentir parlare del CAI Bergamo. Qualcuno ebbe il timore che la partecipazione di Walter Bonatti avrebbe potuto fare ombra al CAI di Bergamo: in caso di successo sarebbe stato merito di Walter Bonatti e non della sezione bergamasca del CAI.

Un altro evento a cui ho preso parte è stato il conferimento a Walter Bonatti lunedì 21 marzo 2005 presso l’Università dell’Insubria di Varese della laurea specialistica Honoris Causa in Scienze Ambientali. Accadde nel corso dell’inaugurazione dell’anno accademico 2004-2005, su invito del Magnifico Rettore professor Renzo Dionigi. In quella occasione Bonatti lesse la Lectio Doctoralis dal titolo “La cultura della montagna e i suoi valori”. Bonatti per l’occasione vestiva la toga e aveva in testa il cappello.

 

Il ritorno di Walter al CAI di Bergamo avvenne il 26 maggio 2007 in occasione della Festa dei Bergamaschi. Il mio ultimo ricordo di Walter risale a quella giornata. Lo rivedo felice e sorridente, aveva fatto la pace con la dirigenza del CAI orobico.

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Gege Agazzi

Nato a Bergamo il 23 giugno 1950, di professione Medico. Socio CAI. Commissione Medica CAI Bergamo. Commissione Medica CISA-IKAR. Membro della Società Italiana di Medicina di Montagna. Appassionato di montagna, di viaggi, di medicina di montagna e  di fotografia.

Nato a Bergamo il 23 giugno 1950
di professione Medico.
Socio CAI. Commissione Medica CAI. Commissione Medica CISA-IKAR. Membro della Società Italiana di Medicina di Montagna.

Appassionato di montagna, di viaggi, di medicina di montagna e  di fotografia.

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