Le Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 rappresentano un evento di rilevanza internazionale che coinvolgerà milioni di persone, atleti, operatori e spettatori, ponendo importanti sfide alla Sanità Pubblica. Dovranno essere gestiti innumerevoli problemi igienico-sanitari, di cui si è parlato in un convegno svoltosi il 1° luglio 2025 presso l’Alexander Hall di Cortina d’Ampezzo.
A organizzarlo, le Sezioni Triveneto e Lombardia della S.It.I (Società Italiana di Igiene) secondo cui vi era la necessità di promuovere un evento scientifico dedicato agli aspetti di prevenzione e gestione dei rischi di sanità pubblica legati alla manifestazione, con una particolare attenzione alla sorveglianza delle malattie infettive, sicurezza alimentare, rischi ambientali, promozione della salute e formazione dei vari operatori. Si tratta del primo di due incontri tematici in preparazione dei Giochi Olimpici che coinvolge esperti di Lombardia, Veneto e Trentino Alto Adige. Tale appuntamento coinciderà con la decima edizione dell’evento “Castelbrando”, una storica iniziativa della S.It.I. nazionale, nata nel 2003 a Cison di Valmarino (Tv) e proseguita con cadenza biennale.
Ci sono voluti tre anni di collaborazione, con molti tavoli di lavoro cui hanno partecipato numerose figure, ciascuna con le proprie competenze.
La finalità del convegno è di essere un’occasione per permettere a esperti della sanità pubblica, epidemiologi, autorità sanitarie e organizzatori delle Olimpiadi e delle Paralimpiadi di confrontarsi dal punto di vista scientifico e operativo.
Dopo il saluto delle Autorità, tra le quali il sindaco di Cortina Marco Lorenzi, hanno avuto inizio i lavori. Presente anche Giuseppe Dal Ben, direttore generale dell’Azienda-Università di Padova. Sandro Cinquetti, direttore del Dipartimento di Prevenzione dell’ULSS 1 Dolomiti di Belluno ha voluto sottolineare l’importanza dei Giochi Olimpici Invernali di Cortina, un evento che al massimo si incrocia una sola volta nella vita, una bella opportunità per mostrare l’Italia. Ha fatto i complimenti a tutti per il grande lavoro svolto. Enrico Di Rosa, presidente della S.It.I, ha fatto presente l’importanza del ruolo della sanità pubblica in occasione di simili eventi, che mettono sotto stress il sistema. Francesca Russo, direttrice della Prevenzione della Regione Veneto, ha parlato della governance politica e di quella tecnica. Antonio Ferro, past president della S.It.I., e Luigi Vezzosi, segretario generale della S.It.I., hanno concluso la parte introduttiva.
Presidenti dell’evento Vittorio Carreri e Sandro Cinquetti, coordinatori scientifici Carlo Signorelli e Tiziana Menegon, coordinatore organizzativo Vincenzo Marcotrigiano.
La parte introduttiva ha trattato i medical services olimpici e la sanità pubblica in occasione dei giochi olimpici tra sfide, strategie e organizzazione. È stata moderata da Michele Conversano di Taranto e da Stefano Tardivo di Verona. Sono intervenuti Paolo Rosi, medical manager Milano-Cortina 2026 Regione Veneto, e Maria Caterina De Marco, direttrice sanitaria Azienda ULSS 1 Dolomiti. Il servizio sanitario deve seguire una logica di integrazione multidisciplinare. Rosi, responsabile del 112 della Regione Veneto, ha fatto presente che le regioni si fanno carico dell’assistenza. Vi sarà un’integrazione tra salute pubblica ed emergenza. Il coordinamento di tutto rappresenta la fase più delicata. Complessa sarà la gestione della pista di bob di Cortina. Esisterà un posto di comando, un software dedicato, un TETRA (TErrestrial Trunked RAdio) network e delle bodycams. Tra le regole previste: assicurare la salute, non intaccare i servizi ai residenti, integrazione con il servizio sanitario regionale e con le varie attività, staff del servizio sanitario regionale. Vi saranno gruppi di volontari, uno sliding center (dedicato a bob, skeleton e slittino). Il CNSAS presterà assistenza per lo sci alpino. È previsto un servizio di ambulanze e di elisoccorso. Vi sarà un “team incidente maggiore” a cura del Suem. È stato effettuato un grande lavoro di squadra e di rete, con riunioni di coordinamento ogni 15 giorni. A Cortina vengono allestiti il villaggio olimpico per atleti e family e il policlinico olimpico all’ospedale Codivilla. Inoltre, ci sono gli ospedali olimpici di riferimento: ospedale San Martino di Belluno, ospedale Cà Foncello di Treviso e Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata Verona Borgo Trento per i traumi gravi. Verrà allestito anche un servizio anti-doping. L’ospedale Codivilla sarà a disposizione dei 600 atleti e dei 2000 famigliari. Sarà sede del CIO e ospiterà la sala di comando, con logistica, mensa e trasporti. L’ospedale Codivilla avrà percorsi dedicati: atleti e residenti. Sarà in grado di fornire l’assistenza medica di base a tutte le delegazioni che non hanno un team di sanitari. Si trova a quindici minuti dal villaggio olimpico. È dotato di reparti di ortopedia, cardiologia, ginecologia, oculistica, otorinolaringoiatria, di psicologi e fisioterapisti.Vi saranno un pronto soccorso dedicata, sale operatorie, radiologia e degenze. Sono previsti un potenziamento dei servizi sanitari già esistenti, in particolare l’urgenza (ospedale di Pieve di Cadore). La sicurezza fisica sarà garantita tramite un controllo degli accessi alle aree critiche dell’ospedale con sistemi di identificazione (badge, CCTV) e presenza di vigilanza. La privacy dei pazienti avverrà per mezzo di dati medici gestiti in conformità con il GDPR e l’utilizzo di sistemi di archiviazione sicuri. Vi sarà disponibilità di interpreti e traduttori qualificati e utilizzo di piattaforme tecnologiche di traduzione in tempo reale. È previsto l’impiego di materiali multilingue e segnaletica adeguata.
Esisterà un coordinamento con le delegazioni olimpiche con un accesso privilegiato dei responsabili alle informazioni mediche dei loro atleti. Vi sarà una comunicazione sicura tra ospedali e siti olimpici mediante l’impiego di piattaforme crittografate per lo scambio di informazioni mediche. Verrà organizzato un piano di relazioni pubbliche con protocolli di comunicazione per la gestione delle richieste dei media anche su eventuali emergenze di salute pubblica.
Carlo Signorelli, ordinario di igiene dell’Ospedale Vita-Salute San Raffaele di Milano, ha parlato di eventi che sono accaduti nel corso delle passate edizioni delle Olimpiadi sia estive sia invernali. Per esempio nel 2018 l’epidemia di Norovirus. Nel 1984 a Los Angeles ondate di calore, nel 1988 a Seoul problemi con il doping, nel 1992 a Barcellona inquinamento, ad Atlanta nel 1996 atto terroristico, a Sydney nel 2000 lesioni da vetro, nel 2004 ad Atene ondate di calore, nel 2008 a Pechino presenza di roditori, nel 2016 a Rio de Janeiro virus Zika. Nel 2021 e nel 2022 rispettivamente a Tokyo e a Pechino l’epidemia di CoVid-19 ha funestato le Olimpiadi. Nel corso delle Olimpiadi di Parigi si sono verificate infezioni gastrointestinali tra gli atleti dovute all’acqua della Senna contaminata da enterococchi.
A settembre si terrà a Milano un altro evento sanitario riguardante le Olimpiadi di Cortina.
Sandro Cinquetti, direttore del Dipartimento di Prevenzione dell’ULLSS1 Dolomiti di Belluno, ha parlato del Medical Service Plan. Sono previsti quattro capitoli: Food safety, Quality improvement, Environment Hygiene e Health promotion. È previsto un organico aggiuntivo di operatori sanitari. Verrà garantita la sicurezza lavorativa nelle opere olimpiche. Cinquetti ha illustrato il progetto “Rifugi sani e sicuri”, messo a punto dall’ULSS 1 Dolomiti di Belluno, che ha accreditato 55 rifugi alpini, che sono in grado di garantire gli standard richiesti.
Sono seguite quattro tavole rotonde. La prima dal titolo “Epidemic intelligence and surveillance” è stata moderata da Vincenzo Baldo, componente comitato scientifico S.It.I., e da Fabio Barbone, professore ordinario di Igiene dell’università di Trieste. Sono intervenuti Giovanni Rezza, professore straordinario di Igiene dell’università della salute San Raffaele di Milano, Caterina Rizzo, componente di Giunta S.It.I., Luigi Vezzosi, segretario generale S.It.I., e Maria Grazia Zuccali, direttore del Dipartimento di Prevenzione APSS di Trento. Si dovrà sorvegliare la comparsa di malattie infettive (virus respiratori, virus gastrointestinali), cercando di arginarne la diffusione in tempi rapidi. Basta un semplice raffreddore per compromettere le prestazioni di un atleta.
Rizzo ha parlato della sorveglianza basata su indicatori, sistemi event based. Sarà utile la comunicazione mediante scambio di segnalazioni e informazioni. Zuccali ha sottolineato l’importanza del collegamento tra ospedali e medici di base e pediatri di libera scelta. Verranno coinvolti medici sentinella. La sorveglianza sindromica si rivela uno strumento consolidato. Serve qualcuno che sia in grado di valutare tutte le varie informazioni, con una regia di flusso complessiva dei dati. Va effettuato il monitoraggio di flusso degli spettatori che si spostano e che provengono da paesi diversi. Vi sarà una intensificazione dei sopralluoghi presso le strutture di ristorazione nel territorio di competenza dell’ULSS 1 Dolomiti. È previsto un rafforzamento della preparedness e della readiness per eventi di natura infettiva durante eventi di massa. Vi sarà una sorveglianza delle malattie infettive, con presa in carico tempestiva della casistica. Il Dipartimento di Prevenzione prevede un organico aggiuntivo con la presenza effettiva di un medico igienista esperto, di un AS/Infermiere esperti e di un tecnico della prevenzione esperto. Verranno effettuati campionamenti straordinari per il monitoraggio della qualità dell’acqua potabile nel territorio di competenza dell’ULSS 1 Dolomiti. Verrà attivato un comitato tecnico-scientifico regionale per la valutazione e implementazione di percorsi di promozione della salute (stili di vita, screening, vaccinazioni). Vi sarà un’attività SPISAL nei cantieri delle grandi opere olimpiche.
La seconda sessione dal titolo “Food safety” è stata moderata da Gabriele Pellissero, professore emerito di igiene di Pavia, e da Paolo Villari, professore ordinario di Igiene dell’Università La Sapienza di Roma. Sono intervenuti Elena Alonzo, coordinatrice del gruppo di lavoro S.It.I., Vincenzo Marcotrigiano e Giuseppina Pezzarossi, tecnico della Prevenzione APSS di Trento. Si è parlato di strategie in tema di sanità pubblica per quanto riguarda la sicurezza alimentare e dell’acqua, seguendo tre direttive: prevenzione (attenzione alle materie prime, comunicati, manuali di autocontrollo), controlli ufficiali, informazione del consumatore mediante campagne specifiche soprattutto per gli alimenti non di origine animale. Utile è la formazione, uno strumento efficace. Si possono fare interviste e porre domande ai vari operatori. Occorre una cultura della sicurezza. L’aspetto relazionale è importante per minimizzare i problemi se ci sono. Va alzato il livello di attenzione e si deve lavorare con i comuni e verificare i sistemi di potabilizzazione dell’acqua. L’umidità favorisce la formazione di muffe. I fitopatogeni favoriscono la Salmonella. Le microplastiche o le nanoplastiche penetrano nell’organismo per via ematica o inalatoria. I consumatori vanno sensibilizzati circa il consumo di prodotti crudi non lavati. Si può pensare a piani di monitoraggio.
La terza sessione dal titolo “Environmental hygiene” è stata moderata da Maria Teresa Montagna, componente della Giunta S.It.I., e da Salvatore Sciacca, professore emerito di Igiene dell’Università di Catania. Sono intervenuti in qualità di relatori Annalaura Carducci, già professore ordinario di Igiene dell’Università di Pisa, Alberto Fedele, coordinatore Collegio Operatori S.It.I. di Lecce, e Luca Gino Sbrogiò, direttore del Dipartimento di Prevenzione dell’Azienda ULSS 6 Euganea di Padova. L’acqua coinvolge e lega molti attori (gestori dell’acqua). L’acqua serve anche per la produzione della neve artificiale. Va seguita tutta la filiera idrica. A volte i depuratori sono sottodimensionati. Si devono sorvegliare i liquami. I tecnici della prevenzione devono controllare i vari ambienti. Importante è la promozione della salute.
Si deve fare attenzione ad eventuali atti di tipo terroristico che possono inquinare l’ambiente. Vanno lanciati messaggi di buona salute. Si deve creare una simbiosi tra atleta e pubblico. Particolare attenzione va rivolta all’inquinamento atmosferico. Utile anche l’organizzazione di campagne vaccinali.
La quarta sessione dal titolo “Health promotion” è stata moderata da Luigi Bertinato, vicepresidente S.It.i. del Triveneto, e da Alessandra Buja, professoressa di Igiene dell’università di Padova. Sono intervenuti Daniel Fiacchini e Tiziana Menegon, componenti Giunta S.It.I., e Vincenzo Paolozzi, coordinatore Consulta specializzandi. Tutti gli ambienti del villaggio olimpico vi sarà il divieto di fumare. Il CIO sta portando avanti tre argomenti in occasione delle Olimpiadi Invernali 2026: prevenzione del fumo, sessualità sicura, promozione della salute in generale. Durante i Giochi Olimpici di Cortina del 1956 erano presenti 160 atleti. Il presidente Gronchi e Sofia Loren avevano inaugurato le Olimpiadi Invernali. Anche allora vi erano tensioni politiche a causa dell’invasione dell’Ungheria da parte delle truppe russe. Erano stati predisposti punti di pronto soccorso sui campi di gara, con l’impiego di zaini di primo intervento. Non c’era la promozione della salute. Nel XX secolo alcuni atleti vennero sponsorizzati da fabbriche di sigarette. Ora le Olimpiadi sono un luogo libero dal fumo. L’azienda olimpica può fare lobbing contro il fumo. Viene promossa la salute sessuale. Nel 2010 a Vancouver era stata promossa una campagna contro l’HIV (Stop HIV). Le Olimpiadi costituiscono una grande opportunità, come palcoscenico internazionale, per lanciare messaggi credibili positivi di salute da parte degli atleti, che saranno dei testimonial. Messaggi impliciti che vanno resi espliciti a tutta la popolazione. Occorre rendere più olimpico il piano della prevenzione, mediante azioni concrete. Una staffetta tra politici, decisori sanitari e istituzioni. Serve iniziare un processo in grado di durare nel tempo. Cortina sarà città di pace e di salute.
Alla fine si è tenuta la sessione conclusiva del convegno dal titolo “Quale prevenzione nel dipartimento di prevenzione?”, moderata dal professor Gaetano Fara, insigne igienista, e da Italo Angelillo, past president S.It.I.. Sono intervenuti i past president S.It.I. Vittorio Carreri, Francesco Blangiardi, Michele Conversano, Fausto Francia, e Antonio Ferro. Il servizio di sanità pubblica si trova ad affrontare il problema della sanità degli atleti in occasione delle Olimpiadi Invernali. Potrà prestare assistenza e dispensare consigli nel caso ce ne fosse bisogno. Verranno introdotte nuove formule, utilizzando le nuove tecnologie. L’intelligenza artificiale potrà essere uno strumento efficace a disposizione per i percorsi clinici.
Il dipartimento di prevenzione, nato negli anni ’90, è stato un’intuizione geniale. Dovrebbe essere trasversale, evitando la frammentazione. Tra gli obiettivi futuri: curare gli stili di vita, eliminare o mitigare i rischi negli ambienti di lavoro, vigilare e controllare, attività non molto amata dai giovani operatori. Fondamentale è l’autorevolezza del direttore di dipartimento, indispensabile, da conquistare sul campo. Importante è il ruolo della One Health che coinvolge medici e veterinari. È bene allargare il numero di attori della prevenzione, importante a livello di regia.
Sandro Cinquetti è, poi, intervenuto per le considerazioni conclusive.