Si è tenuta dal 7 al 12 ottobre 2025 a Jackson Hole (Wyoming) negli Stati Uniti l’assemblea annuale della Cisa-Ikar, con la partecipazione di circa 600 persone appartenenti a varie associazioni di soccorso in montagna.
Jason Williams, della New Mexico University, ha presentato alcuni aggiornamenti riguardanti il diploma di medicina di montagna (DiMM).
Aaron Reilly della University of New Mexico, ha parlato di “Respiratory viral infection is a risk factor for severe acute mountain sickness, high-altitude pulmonary edema, and concomitant cerebral edema: a case study”. È stato presentato uno studio realizzato su 78 soldati sani con età media di 26 anni sul Kachina Peak nella Taos Valley a 3600 metri di quota. Lo studio ha evidenziato che una recente infezione virale delle vie respiratorie aumenta il rischio di sviluppare sia un HAPE e/o un HACE anche a un’altitudine relativamente bassa.
L’importanza dell’attacco
Roger Mortimer ha presentato una relazione dal titolo “Clipped in: effects of harness attachement point on pulmonary function”. L’attacco dell’imbragatura ha importanza nel caso di una caduta durante l’arrampicata. Dopo una caduta il punto di attacco fa la differenza nell’autosoccorso. Può avere un effetto sulla respirazione. Stare in posizione supina o inclinata può essere peggiore rispetto a quella seduta o supina. Il diaframma viene spostato verso l’alto dagli organi addominali. I volumi polmonari diminuiscono. Si abbassano FEV1 (Forced Expiratory Volume in un secondo), capacità vitale e capacità della riserva funzionale. Aumenta il sostegno del respiro addominale/diaframmatico. È stato dimostrato che la sospensione in un’imbragatura toracica ha una diminuita FVC (capacità vitale forzata) e FEV1 rispetto a un’imbragatura di tipo sit dopo tre minuti di sospensione. Quest’ultima determina una minore compressione sulle vene femorali e sulla parete toracica, ma una maggiore compressione in posizione orizzontale in caso di perdita di coscienza. Un’imbragatura di tipo full body può far diminuire la tolleranza alla sospensione e contribuire alla riduzione dell’escursione dei polmoni. È stato effettuato uno studio su 20 soggetti sani appartenenti sia all’UCSF di Fresno sia alla comunità locale di arrampicatori, speleologi e soccorritori. Dieci maschi e dieci femmine con età media di 33,9 anni, peso medio di 74,7 chilogrammi e altezza media di 1,75 metri. È stato utilizzata un’imbragatura CMC Atom Global tipo full body. Tutti i punti di attacco hanno evidenziato una diminuzione della FEV1 e della FVC rispetto alla linea di base, ma solo l’attacco ventrale e quello combinato si sono dimostrati efficaci sotto il profilo statistico, in relazione ai due parametri, probabilmente a causa della posizione adagiata del corpo. L’attacco sternale e dorsale si dimostrano opzioni vitali, ma tempi di soccorso prolungati possono favorire quello sternale, mentre l’attacco dorsale nell’autosoccorso è meno sicuro. Molti soggetti hanno riferito che l’attacco dorsale si è dimostrato il meno confortevole. Alcuni partecipanti allo studio hanno fatto fatica a capire come utilizzare la PFT machine. Molti arrampicatori, speleologi e soccorritori utilizzano un’imbragatura di tipo sit rispetto al tipo full body. L’attacco di tipo dorsale è più comune in ambito industriale.
Sarebbe opportuno per il futuro adottare un sistema di rilevamento del disagio/tolleranza dei vari punti di attacco. Inoltre sarebbe da valutare la PFT machine nel corso di una sospensione in un’imbragatura di tipo sit, rispetto a un’altra con attacco toracico o full body.
Sarebbe opportuno redigere linee guida di utilizzo.
L’elicottero che riscalda
Sygurd Mydske, della University of Bergen, Haukeland University Hospital, the Norwegian Air Ambulance Foundation, ha presentato una relazione dal titolo “Can helicopter be used rewarm patients?”. Lo scopo della gestione pre-ospedaliera dell’ipotermia è proteggere la vita e la funzione vitale degli organi, evitare un’ulteriore riduzione della temperatura del core, facilitare l’evacuazione e il riscaldamento. È stato messo a punto un sistema di riscaldamento mediante il recupero del calore dei rotori dell’elicottero. Si devono valutare eventuali rischi: ustioni, instabilità del circolo, “primum non nocere”. Tra i vantaggi: reversibilità della coagulopatia, stabilità del circolo, riduzione della mortalità. Uno studio è stato effettuato su volontari, utilizzando la misura della temperatura esofagea.
Proposte per la gestione dell’ipotermia
Ken Zafren, Stanford University Medical Center, Anchorage, Alaska, International Commission for mountain emergency medicine, ha parlato di “Staging hypothermia in the field without core temperature measurement: the Revised Swiss System (RSS) and the extended Revised Swiss System (eRSS)”. Un’ipotermia accidentale sospetta dovrebbe essere confermata mediante una misura accurate della temperatura del core, se possibile. Nel caso la misura della temperatura non possa essere misurata, RSS o eRSS dovrebbero essere utilizzate per valutare il rischio di arresto cardiaco dovuto a ipotermia per decidere il trattamento, la scelta dell’ospedale dove inviare il paziente ipotermico e la necessità di ECLS.
Zafren ha riassunto la storia dello staging clinico dell’ipotermia (sistema originale svizzero, e classificazione della Wilderness Medical Society), utilizzando la misura della temperatura del core. Il sistema svizzero è largamente utilizzato in Europa e in parte del Canada. Il Revised Swiss System sta sostituendo i sistemi della WMS e quello svizzero.
I segni clinici variano individualmente. I pazienti ipotermici possono mostrare segni vitali con una temperatura del core inferiore a 24°C. Solo il 61% dei pazienti sono stati classificati in modo corretto secondo studi retrospettivi. La temperatura del core è stata sovrastimata nel 18% dei casi e sottostimata nel 21% dei casi. Vi sono più problemi con il sistema svizzero. I pazienti possono essere collocati in un gruppo in base al livello di stato di coscienza e in un altro gruppo in base allo shivering (brivido). Questo può persistere al di sotto dei 32°C e può rassicurare in modo falso. I pazienti possono avere un diminuito stato di coscienza al di sopra dei 32°C e possono rimanere coscienti al di sotto dei 32°C. Si può utilizzare la scala dell’AVPU (Alert, Verbal, Pain, Unresponsive) per valutare il livello di coscienza. Lo shivering non rappresenta un segno caace di definire il grado di ipotermia. Invece del range di temperatura, il sistema RSS stima il livello del rischio di arresto cardiaco ipotermico (HCA).
Come quello svizzero originale, il sistema RSS può solo essere utilizzato quando l’ipotermia accidentale è l’unica causa di un diminuito stato di coscienza.
Occorre controllare i segni vitali, soprattutto il respiro, per oltre un minuto. Uno studio retrospettivo ha differenziato gli “alert patients” in “alert and not confused” (n=33) e “alert and cofused” (n=12). Nessuno dei 33 pazienti “alert and confused” ha avuto un arresto cardiaco (HCA). Tre su dodici dei pazienti “alert and confused” sono andati incontro a un arresto cardiaco. Tale studio ha, inoltre, mostrato un aumentato rischio di arresto cardiaco con diminuiti livelli di stato di coscienza. Una modifica regionale del RSS per la stadiazione clinica dell’ipotermia comprende lo stato di confusione (RMRSS).
L’ACVPU (Alert, Confused, Pain, Unresponsive) è una corrente classificazione in Inghilterra (UK). Si Si potrebbe sostituire lo stadio 1 con lo stadio 0 (non ipotermico) e aggiungere lo shivering come indicatore di stress da freddo. I pazienti stressati dal freddo hanno il brivido (shivering), ma non sono ipotermici. I pazienti in stadio 0 sono vigili, non confusi, e non presentano rischio di HCA. Possono essere stressati dal freddo. I pazienti in stadio 1 sono confusi, ipotermici e presentano un basso rischio di HCA.
Nei pazienti confusi che non presentano brivido, l’ipotermia non è probabilmente la sola causa di confusione.
Il rischio di HCA è correlato al livello di coscienza se l’ipotermia è il solo fattore in grado di diminuirlo. Le scale dell’AVPU e dell’ACVPU sono attendibili per misurare i livelIi di coscienza. Il sistema RSS utilizza l’AVPU, ma non lo shivering.
Il sistema completo eRSS utilizza l’ACVPU, una versione più specifica dell’AVPU, e usa pure lo shivering come indicatore di stress da freddo. “Please don’t be confused and wake the person next to you”.
Tecnologie avanzate per un soccorso più efficiente
Giacomo Strapazzon, responsabile della Mountain Clinic dell’Eurac di Bolzano, ha parlato di “Drone-delivery of an automated external defibrillator in mountainous areas”.
I cambiamenti climatici in atto provocano una catena di impatti e nuove sfide nell’ambito del soccorso in montagna. L’utilizzo dei droni si è diffuso non solo nelle città, ma anche nelle missioni di soccorso. Nel CNSAS in Italia operano 7069 volontari (656 donne e 6413 uomini). Sono presenti 287 medici e 297 infermieri. Esistono 20 servizi regionali/provinciali, 255 stazioni alpine e 56 stazioni speleologiche.
L’integrazione dell’AI nel corso delle operazioni di soccorso fornisce un notevole progresso, permettendo di effettuare interventi più precisi ed efficienti. L’abilità nell’analisi dei dati visivi in tempo reale offre preziose indicazioni e accresce la capacità di individuare infortunati in stato di distress, anche nei terreni più impervi. Una più veloce consegna di attrezzature mediche, il supporto della telemedicina e il ruolo della comunicazione rivestono una fondamentale importanza. Non sembrano esistere differenze tra l’utilizzo dei droni sia di giorno, sia di notte. L’uso di questi nuovi mezzi costituisce un nuovo approccio, soprattutto nelle regioni rurali, riducendo i tempi nelle missioni. Un trial è stato effettuato nel Parco Naturale Fanes, Sennes, Braies per valutare l’utilizzo dei droni. Un altro studio è stato condotto nella Kronplatz Ski Area dove ogni anno sono presenti 1,5 milioni di visitatori. Una zona remota per l’elicottero del soccorso, che deve partire da Bressanone a 23 chilometri di distanza. Presenti alcuni soccorritori sulle piste di sci. In dieci anni si sono verificati 22 casi di arresto cardiaco (62 anni l’età media dei pazienti). Il tempo medio per localizzare un ferito è risultato del 30% inferiore nelle missioni supportate da un drone. Pure il tempo medio per incominciare il trattamento è ridotto del 30%. Il drone può trasportare materiali come un defibrillatore portatile. Il progetto Start 2 Medevac (Smart Test of Alpine Rescue Technology 2) mira a sviluppare l’impiego di nuove tecnologie, in particolare di droni per operazioni di soccorso in ambienti impervi ed estremi.
Farmaci in alta quota
Steve Roy, medico canadese dell’International Society of Mountain Medicine (ISMM), ha parlato di “Rescue at very high altitude (VHA): medical management of casualty”. La conservazione dei farmaci è molto importante in alta quota. Occorre porli al riparo dagli agenti atmosferici. Varie le interazioni con l’ambiente. Esistono gli effetti della temperatura, dell’umidità, della pressione barometrica, dei particolati, delle radiazioni elettromagnetiche, delle vibrazioni, delle batterie, della durata, dell’elettrostatica. L’alta quota può influire sull’API (Active Pharmaceutical Ingredients), sugli eccipienti, sulla risposta ai farmaci. Può alterare la somministrazione e l’assorbimento dei farmaci, la farmacodinamica e la farmacocinetica. I contenuti possono espandersi se congelati, ciò può portare a un indebolimento del farmaco o a una compromissione o a una maggiore fragilità dell’imballaggio. Alcuni farmaci sono molto sensibili al freddo e al congelamento. Possono essere danneggiati dalle temperature estreme (per esempio l’insulina e gli anticoagulanti). Il deterioramento subito dai farmaci spesso non è visibile, oppure si possono vedere i seguenti segni: torbidezza o scoloramento delle soluzioni limpide, presenza di grumi o di fiocchi, presenza di depositi nel contenitore. Le emulsioni si possono separare a causa dei differenti punti di congelamento di acqua, lipidi, e/o altri componenti dei farmaci. Sebbene ciò non comprometta l’API, può comunque influire sulla concentrazione e sul dosaggio. I farmaci hanno una risposta variabile al caldo: alcuni sono molto sensibili al caldo, per esempio insulina e amoxicillina-clavulanato, in particolare quando vengono conservati al di fuori del loro imballaggio originale. L’alta umidità relativa può accelerare in modo drammatico il degrado del farmaco legato alla temperatura.
Le risposte termoregolatorie e/o gli effetti fisiologici del freddo possono provocare problemi all’inserimento di un accesso venoso o intraosseo e all’assorbimento di un farmaco per via venosa o intramuscolare. Le linee venose, le cannule e i flussi possono congelare. Gli accessi venosi o intra-ossei espongono il paziente a un maggior rischio di ipotermia e di altri danni causati dal freddo. L’affinità della morfina per i recettori degli oppioidi diminuisce nei pazienti colpiti da ipotermia moderata o severa. Si sa che la morfina altera la termoregolazione nell’uomo in vari modi (ipotalamo, inibizione dello shivering). Nei dispositivi per inalazione del farmaco (MDI) la differenza di pressione tra l’ambiente e quella all’interno del dispensatore aumenta con la quota. Di conseguenza la dose rilasciata può aumentare con l’alta quota. Bisogna tenerne conto. La pressione atmosferica può interagire con altre variabili ambientali: decompressione/ricompressione, temperatura/umidità, gravità. L’interazione tra queste variabili può ridurre o indebolire il rilascio del farmaco nei polmoni, nei Dry Powder Inhaler (DPI).
Competenze dei soccorritori: imperativo categorico “uniformare”
Kazue Oshiro, medico giapponese del soccorso in montagna, ha parlato di “Foundation competencies for mountain rescue responders”. Kazue ha coordinato un gruppo di medici l’inglese Mike Greene, l’italiano Mario Milani e la statunitense Alison Sheet. Lo scopo del gruppo di lavoro è raggiungere un consenso internazionale circa le competenze dei soccorritori, con particolare riferimento ai primi 30 minuti della cura del paziente. Si cerca di fornire linee guida per i soccorritori. Vanno indicate le competenze di tipo essenziale effettuabili dai soccorritori e va indicato il minimo equipaggiamento richiesto. Per esempio, saper riconoscere uno shock ipovolemico e saper mantenere la pervietà delle vie aeree mediante tecniche manuali. Tra le competenze desiderabili ciò che la legge locale, la politica e le risorse permettono. Per esempio, la gestione orofaringea o nasale e sopraglottica delle vie aeree. Va considerata una certa flessibilità tra team di soccorso ricchi di risorse e altri con risorse limitate. Va promosso un criterio di inclusività mentre si mantengono standard nella cura del paziente. Un modello fatto a gradini, basato sulla competenza. Alcune regole cambiano nelle varie nazioni. A volte vi è rischio di confusione o di esclusione.
Focus sui Pocus
Natalie Hölzl, neo presidente della commissione medica della Cisa-Ikar e presidente di BExMed, ha parlato dei “Pocus in mountain emergency medicine: results from an international online survey”. Nel 2002 sono stati descritti vantaggi e necessità per l’uso pre-ospedaliero dei Pocus (Point of care ultrasound). Quest’ultimo si dimostra uno strumento utile e affidabile nello scenario di un soccorso. Tali presidi vengono sempre più utilizzati nella fase pre-ospedaliera di un soccorso, con indicazioni diagnostiche e procedurali. Correlano bene con i risultati diagnostici ottenuti in ospedale. Possono contribuire al trattamento del paziente senza prolungare in modo significativo il tempo speso sul terreno. Va valutato l’utilizzo da parte delle varie organizzazioni quali la Cisa-Ikar. I Pocus vengono utilizzati nel 75% delle basi di elisoccorso (HEMS) in Europa. Vengono impiegati da professionisti e volontari del soccorso, sia in ambiente urbano sia montagnoso. Vanno valutate la fattibilità e le potenziali indicazioni cliniche nella medicina di emergenza in montagna. Tra i metodi una survey online o un questionario da somministrare ai membri della Cisa-Ikar che effettuano soccorsi in montagna. I Pocus vengono per lo più utilizzati dai medici, in alcune organizzazioni pure dai paramedici. Esistono vari tipi di Pocus. Tra i problemi tecnici cui possono andare incontro: esposizione al freddo (58%) (malfunzionamento delle batterie o del touchscreen), esposizione alla luce (42%) (scarsa visibilità con la luce diretta del sole), problemi di connettività (deboli connessioni del cavo, problemi con il software). I Pocus risultano egualmente di rilevante importanza nelle emergenze sia di tipo medico sia di tipo traumatico (75%). Vengono impiegati in varie regioni anatomiche: addome, vie aeree, ecocardiografia, polmoni, sistema nervoso, apparato cardiovascolare, oppure per praticare anestesie loco-regionali. Vengono utilizzati in varie condizioni cliniche: ipotermia accidentale, addome acuto, patologie d’alta quota, arresto cardiaco, dispnea, shock non traumatico, shock traumatico, gravidanza. Nel 67% dei casi l’uso dei Pocus cambia il trattamento dei pazienti sul terreno e cambia i risultati ottenuti nel 50% dei casi. I dati osservazionali riportati in letteratura evidenziano un cambiamento del trattamento tra il 12 e il 50% dei pazienti. Possono condizionare, inoltre, la destinazione ospedaliera, le modalità di trasporto, dell’infusione di liquidi, della selezione dei farmaci e del termine della CPR. Protocolli standardizzati vengono impiegati negli USA nel 50% delle organizzazioni di soccorso. Spesso negli USA i dati non vengono registrati. Nel 92% dei casi non sono previsti il training, una supervisione clinica e un accesso a un’assistenza mediante telemedicina. In conclusione i Pocus sono disponibili in modo primario nelle organizzazioni dotate di HEMS, con o senza soccorso terrestre. La maggior parte delle organizzazioni che forniscono solo soccorso terrestre di solito non utilizza i Pocus. Vengono usati in modo prevalente dalle organizzazioni professionali che hanno medici nello staff. Circa un terzo delle organizzazioni affiliate alla Cisa-Ikar sono normalmente in grado di fornire i Pocus nel corso di missioni di soccorso in montagna. Si rivelano molto utili in gruppi selezionati di pazienti. Sono in grado di condizionare il clinical decision-making e le varie procedure sul terreno. Sembrano influenzare la prognosi del paziente. Registrazione dei dati raccolti, formazione e controllo di qualità sono attualmente scarsi.
Sulla gestione delle vie aeree e del dolore
A.J. Wheeler e Scott McIntosh, medici del Teton County Search and Rescue, hanno parlato di “Airway management in short-haul helicopter rescue”. È stata affrontata la questione dell’organizzazione del soccorso in montagna nel Wyoming, dove si trovano due parchi nazionali: Grand Teton e Yellowstone. Esistono basi di elisoccorso nelle 23 contee. Vengono organizzati corsi di formazione per la gestione delle vie aeree sia in manuale sia in modo automatico per gli operatori dell’elisoccorso. Tra i rischi e i pericoli: perdita dell’equipaggiamento, iperventilazione o ipoventilazione, accesso limitato al paziente.
Marc Blancher, medico del CHU di Grenoble, ha parlato di “Up date for pain management in mountain rescue”. Il relatore ha passato in rassegna i farmaci antidolorifici attualmente in uso nel soccorso in montagna. Ha concluso chiedendo se si debbano aggiornare le attuali linee guida della Cisa-Ikar riguardanti l’analgesia e le procedure di sedazione.
Soccorritori bene addestrati in sicurezza
Francois Albasini, medico dell’ENSA di Grenoble, ha parlato di “MCI and disaster medicine in mountain rescue”. Il relatore ha sottolineato l’importanza del training. Ha ricordato l’incidente del Dent Parrachée in Francia dove si sono verificate alcune irregolarità nel soccorso. Ogni MCI è un caso a sé. Bisogna saper riconoscere un MCI, organizzando un soccorso appropriato. La priorità è la sicurezza dei soccorritori. Colui che dirige le operazioni di soccorso deve essere bene addestrato nella medicina dei disastri. I leader devono coordinare le operazioni e devono essere facilmente identificabili. La comunicazione riveste un ruolo molto rilevante. Importante decidere quale paziente evacuare per primo. Si deve tener conto dei traumi di tipo psicologico. Le vittime colpite da un fulmine che non respirano e che non presentano ovvie lesioni letali dovrebbero essere rianimate prima di coloro che presentano segni vitali. Invece, nel caso di un seppellimento da valanga inferiore a 35 minuti l’estrazione è la priorità e le cure mediche dovrebbero dirigersi verso i soggetti che presentano segni vitali. In caso di seppellimento superiore a 60 minuti, la CPR va iniziata solo se le vie aeree risultano pervie. L’uso della check list può migliorare il triage e il trattamento. Le informazioni riguardanti la densità e la profondità del seppellimento non dovrebbero essere utilizzate per cambiare la gestione delle vittime di un incidente.
Occorre imparare dall’esperienza. Critica è la coordinazione delle operazioni in elicottero. Il triage non rappresenta una scienza esatta e va ripetuto. È necessario un approccio globale e sistematico, ma non sufficiente. Dovrebbe essere supportato da una evidence based medicine. Le regole devono essere seguite. Vanno esaminate le eventuali deviazioni dalle regole. La prima vittima di uno stato di crisi è la pianificazione. Ciò che funziona bene in un manuale può risultare inefficace sul terreno. Vanno presi in considerazione i fattori umani.
Di stress e resilienza
Laura Mc Gladrey, Stress Trauma adversity research and treatment Center, college of Nursing at University of Colorado, ha parlato di “Applying the Ikar guidelines for stress resilience in alpine rescue”. La relatrice ha illustrato la preparazione e il pre-planning, durante e dopo un incidente. L’esposizione e l’impatto allo stress dovrebbe far parte del training medico di ogni soccorso. Il training riguardante i danni causati dallo stress dovrebbe essere una pratica periodica. Un resilience team, un supporto o una struttura similare dovrebbero esistere per promuovere la resistenza allo stress. Un primo aiuto psicologico per lo stress dovrebbe essere utilizzato per mitigare i rischi sullo scenario, seguendo sicurezza, calma, connessione, efficacia e speranza. Vanno utilizzati il protocollo 3-3-3 e il questionario per lo stress traumatico (TSQ) per fornire supporto a coloro con esposizioni ad alto rischio. Professionisti della salute mentale che lavorano con il SAR dovrebbero avere una certa familiarità con gli strumenti, la cultura e il linguaggio utilizzati dai soccorritori.
Elisoccorso sugli 8000
Maurizio Folini, Ikar Air Rescue commission, guida alpina e pilota di elicottero italiano, ha parlato della sua esperienza di quindici anni in Nepal. Volare intorno e sulle grandi montagne è sempre stato un suo sogno. Folini ha parlato della sua attività di elisoccorso sulle grandi montagne del Nepal. I soccorsi si svolgono senza l’aiuto del verricello. Va investito denaro per addestrare i piloti a volare tra i 5000 e i 7000 metri di quota. In Nepal ci sono 45 elicotteri e 20 compagnie aeree. L’aviazione civile nepalese presenta problemi a causa di uno stupido regolamento. Gli elicotteri volano con poco peso e con 70 litri di carburante e possono salire fino a 7500 metri di quota. Viene adottato il sistema di training dell’EASA (European Aviation Safety Agency). In primavera viene effettuato l’addestramento dei piloti. Alcuni sherpa lavorano attualmente in Europa (Italia, Austria). La performance è tutto, specialmente alle alte quote.
Un nuovo presidio di soccorso in valanga
Giacomo Strapazzon, presidente della Società Italiana di Medicina di Montagna, direttore della Mountain Clinic dell’Eurac di Bolzano e delegato del CNSAS, ha parlato di “Efficay and pathophysiological implications of a new asphyxiation delaying device-Safeback”. Viene valutata l’efficacia di un nuovo user-carried avalanche safely device in grado di rilasciare un flusso di aria proveniente dalla valanga senza richiedere ossigeno supplementare o una maschera. È stato effettuato uno studio su 36 volontari sani con età compresa tra 18 e 60 anni, classificati ASA 1. I partecipanti affetti da qualsiasi patologia acuta o di claustrofobia con score uguale o superiore a 35 sono stati esclusi. I probandi sono stati collocati in due gruppi: uno ha utilizzato il Safeback SBX device e l’altro è stato di controllo. Nel corso dello studio, pubblicato sulla rivista americana JAMA, sono stati misurati alcuni parametri respiratori. Il primo risultato è stato la misurazione della saturazione del sangue per l’ossigeno mediante ossimetria (SpO2) (meno dell’80% nel corso di 35 minuti di monitoraggio, controllando i due gruppi). Il secondo risultato ha riguardato le concentrazioni di ossigeno e di anidride carbonica a differenti distanze, nella neve. Il Safeback SBX (Safeback SE) è uno strumento classificato nell’Unione Europea come un equipaggiamento personale protettivo di livello II. Quando attivato da un T-shape handle, il presidio estrae aria ambiente dalla neve e la rilascia verso due sbocchi bilaterali posti nella parte alta del torace con una velocità di flusso di circa 150 litri/minuto. Ventiquattro partecipanti hanno completato il trial e sono stati inclusi nell’analisi finale. La densità media della neve è stata di 496 più o meno 26 Kg/metro quadrato. Le strategie adottate sul terreno hanno evitato un seppellimento critico, l’ostruzione delle vie aeree e l’ipercapnia, rendendo il soccorso più rapido. In conclusione lo strumento ha effettivamente ritardato la comparsa dell’ipossiemia e dell’ipercapnia in soggetti proni sepolti in modo critico sotto una valanga simulata. L’affluenza di aria fresca ha allontanato l’anidride carbonica esalata dall’air pocket (sacca d’aria), incrementando l’ossigenazione e mantenendo stabile la respirazione e i parametri cardiovascolari per oltre 35 minuti.
Stress: istruzioni per l’uso
John White, MRE & W, UK, Allison Sheet, MRA, USA e Naomi Doods, UIMLA, Switzerland, hanno parlato di “Review of operational stress injury recommendations for alpine rescue (2023)”. Le raccomandazioni della Cisa-Ikar sono state stese per tutti i soccorritori e per tutte le organizzazioni di soccorso in montagna. I soccorritori che operano in montagna sono esposti a uno stress importante. Così negli ultimi tempi si è compreso che è fondamentale sviluppare la resilienza e la consapevolezza. I soccorritori dovrebbero avere la conoscenza, la competenza e l’abilità di saper lottare con l’ambiente in cui operano, promovendo una maggiore cultura dei vari team di soccorso. La comprensione dell’esposizione allo stress, dei suoi effetti sul fisico e degli stressor dovrebbero far parte di qualsiasi training medico. Le singole organizzazioni di soccorso in montagna dovrebbero sviluppare un metodo per promuovere la resilienza e la connessione con i vari team. Dovrebbe esistere un resilience team in grado di realizzare un percorso educazionale continuo riguardante la promozione della resilienza e la cura dei danni causati dallo stress. Le varie organizzazioni di soccorso dovrebbero creare strategie in grado di valutare la risposta di un team a un evento potenzialmente traumatizzante, creando una coesione sociale. Uno stress continuum dovrebbe costituire una pratica di routine nelle attività sia del team sia dei singoli soccorritori. È stato messo a punto un traumatic stress questionnaire.
Il PGHM di Chamonix ha parlato degli incidenti accaduti nel corso dell’Ultratrail dell’Haut Giffre il 15 giugno del 2024, una competizione lunga 128 chilometri. A causa delle pessime condizioni atmosferiche un atleta di 52 anni è morto e tre si sono feriti in modo grave. Si sono, inoltre, verificati casi di ipotermia. Una vera tragedia. La corsa è stata annullata. In questa “multicasualties situation” sono risultati importanti la coordinazione, la comunicazione e la pianificazione dei soccorsi. L’organizzazione avrebbe dovuto annullare la gara prima della partenza visti i prevedibili rischi.
Leader= domatore di imprevisti
Gregor Dolinar, medico sloveno, ha parlato di “Risk management and taking reponsability to halt rescue operations”. Il soccorso in montagna è un’attività pericolosa. In Slovenia negli ultimi 30 anni si sono verificate sette morti tra i soccorritori. Molti sono i fattori che possono impattare sui vari livelli di rischio: training, equipaggiamento, esperienza, organizzazione, capacità decisionale. Quest’ultima rappresenta uno dei fattori più imprevedibili. È importante che le scelte vengano fatte da una persona competente. Deve esistere una appropriata procedura che individui chi sia in grado di prendere le decisioni durante una missione di soccorso. In ogni caso vi sono sfide con le quali confrontarsi. Il leader accompagna il team sul luogo di un incidente, oppure risiede nel quartier generale dove vengono coordinate le operazioni. Inoltre, decide quando interrompere gli interventi di soccorso a causa dei rischi presenti. Raccoglie le varie informazioni provenienti dai team di soccorso. A volte capita che sia riluttante nell’interrompere i soccorsi, sottostimando il rischio.